25.2.19

RECENSIONE
Le solite sospette • John Niven



« Una pausa. Le due donne si guardarono e poi, nello stesso esatto momento, entrambe scoppiarono fragorosamente a ridere. Un attimo dopo si stavano rotolando sul tappeto, con le lacrime che gli rigavano il viso. - Buongiorno, posso presentarvi mio marito? - disse Susan, una mano sul cuore, nell'imitazione affettata di quando si fanno le presentazioni a una cena. - È un porco maniaco! - 
- Smettila - annaspò Julie. - Smettila, ti prego, non riesco a respirare -. Si asciugò una lacrima e prese la bottiglia. » 
Cap. 17

Salve Stranieri!
Oggi vi presento un libro ancora troppo poco conosciuto in Italia e che ho avuto il piacere di leggere sia in lingua originale, sia tradotto.  È un libro umoristico ed è sicuramente una lettura leggera, anche se riesce a mantenere una profondità che molti libri più considerati dalla critica - tristemente - non hanno.
Ammetto che la prima cosa ad avermi colpito in questo libro, oltre alla simpaticissima copertina di Einaudi, è stato il nome della cittadina fittizia dove vivono le protagoniste: Wroxham, che somiglia moltissimo alla bellissima città del Galles del nord dove ho vissuto per un anno e mezzo, cioè Wrexham (e ho il sospetto che Niven si sia proprio ispirato alla mia città per il libro, le descrizioni la rispecchiano molto).

Il libro si apre con una festa di compleanno tra due vecchissime amiche, Susan e Julie, entrambe  neo-sessantenni che sono rimaste amiche anche se la vita gli ha fatto vivere esperienze agli antipodi.
Susan è una donna un po' ingenua, accomodata nella sua vita alto borghese, sposata da sempre (crede felicemente) con un ragioniere commercialista, due figli grandi e una bella casa di una bella cittadina. Le sue giornate sono un susseguirsi di incontri di beneficenza, shopping, tè con le amiche e il gruppo di teatro chiamato "I Guitti di Wroxham".
Julie, al contrario, ha collezionato storie d'amore sbagliate, ha viaggiato tantissimo e vissuto altrettante avventure. Ha fatto diecimila tipi di lavori diversi, tutti bene o male falliti per un motivo o l'altro. Una serie di sfortune l'ha portata a non avere più nessun soldo e ad accettare un lavoro come donna delle pulizie nella casa di riposo della sua città natale nel Dorset.

Un giorno, il marito di Susan viene trovato morto in circostanze imbarazzanti e tutto il mondo della donna le crolla addosso. Scopre che i loro risparmi si sono volatilizzati a causa di non specificate operazioni losche del marito e che, anzi, è talmente indebitata che la banca le prenderà la casa. Susan aveva infatti firmato delle carte in bianco, fidandosi del marito, che l'aveva utilizzata come prestanome e ora si ritrova con nulla. Dopo aver parlato con la banca, che le sbatte letteralmente la porta in faccia senza un minimo di comprensione e umanità, Susan va a piangere da Julie e quest'ultima propone un piano, subito come scherzo, ma poi l'idea diventa sempre più accattivante fino a quando entrambe non sapranno più resisterle: rapinare la banca e scappare in Sud America.
Per farlo mettono insieme una banda di vecchietti scatenati: le già citate Susan e Julie, insieme a Nigel, un ex-gangster ottantenne con problemi di Alzheimer, Ethel, una ex-attrice anche lei ottantenne che si muove con una sedia a rotelle elettrica e un acchiappino metallico per afferrare le cose troppo lontane e, infine, Jill, la nonna di un bellissimo bambino Jamie che ha bisogno urgente di un'operazione per cui la famiglia non ha i soldi.
Qui mi fermo, sennò vi svelo tutta la trama.

Ciò che colpisce di questo libro, è la profondità dietro alla comicità. 
Che è tantissima, ve lo assicuro. Ho letto questo libro su consiglio di un’altra blogger e l’ho letto in aereo tornando dall’Inghilterra. Tutti mi guardavano perché ridevo da sola, non riuscivo a trattenermi.
Il ritmo della risata è ben calibrato, non risultando né troppo macchiettistico, né troppo tragicomico (anche se la parte della rapina ad occhio risulta un pochino troppo semplicistica).
È un libro leggero, ma per nulla sciocco, che dietro alla risata rivela un inaspettato studio sull'animo umano, diviso tra speranza e vecchiaia.



« Da lì dov'era, in fondo al furgoncino, incorniciata dai portelloni aperti, Ethel godeva di una visuale ideale su Boscombe e Wesley che accorrevano verso di loro gridando: - FERMI! POLIZIA! -
Erano a un centinaio di metri.
Ottanta.
Settanta. 
- DI' A QUELLA SCEMA DI PARTIRE! - gridò di nuovo Ethel. »
Cap. 25

Ritmo: 




Linguaggio:




Copertina:




Personaggi:




Trama:




Contestualizzazione mondo:



Voto finale:




Titolo: Le solite sospette (The Sunshine Cruise Company)
Autore: John Niven
Anno di pubblicazione: 2015
Paese di pubblicazione: UK
Trasposizione cinematografica/televisiva: No (purtroppo)



27.1.19

• 27 gennaio 1945 •
Giorno della Memoria 2019



La farfalla

L'ultima, proprio l'ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
- così gialla, così gialla! - 
l'ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Fra qualche giorno 
sarà già la mia settima settimana 
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno 
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell'altra volta fu l'ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

Pavel Friedmann
nato il 07.01.1931, morto il 29.09.1944




Il giardino

È piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentieri
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come un bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.

Frantisek Bass 
nato il 04.09.1930, morto il 28.10.1944