30.11.18

RECENSIONE
Storie di quadri (a testa in giù) • Bernard Friot


Una sedia.
È una sedia.
Insomma, dipende. Dipende da come la si guarda.
Incipit

Salve Stranieri!
Oggi vi propongo un libro per bambini e ragazzi molto particolare e, se vogliamo, un po' filosofico: Storie di quadri (a testa in giù) di Bernard Friot.
Prima di iniziare, vorrei sottolineare quanto questo libro sia così particolare da non rientrare in nessuno schema prestabilito, il libro perfetto per essere recensito su un blog di nome Senza Genere!
Il lettore di riferimento stesso è molto variabile. Io ho 23 anni e ho adorato questo libro, tanto che l'ho riletto un paio di volte, ma credo che un bambino possa affrontarlo, magari con un adulto, già molto piccolo. Direi che dai 7/8 anni sono sicuramente in grado di leggerlo e capirlo.

Di cosa parla questo libro? Di tutto e di niente.
O meglio, parla di una visita in un museo che non esiste.
O meglio, un museo che esiste, ma solo nella testa dello scrittore.
Esattamente come i caratteri, le storie, le battute delle opere d'arte contenute all'interno.

L'occhio allenato vede tanto un esercizio di stile in questo libro (sono presenti tutti i possibili generi letterari e tutte le possibili forme letterarie, compreso il copione teatrale), ma non si può negare che i concetti espressi, il linguaggio utilizzato e le opere d'arte "interpretate" sono si una qualità più che notevole.
Come sapete, io ritengo importante soprattutto il contenuto di un libro, più che la forma con la quale è stato espresso, e qui entrambi sono stati rispettati.
Anzi, di più, sono stati rispettati, costringendo (so che è una brutta parola ma rende perfettamente l'idea), il lettore, a prescindere dall'età e dalla preparazione, ad osservare gli oggetti comuni e le opere d'arte (concetti diametralmente opposti), in una nuova prospettiva.

Tutto è diverso da quello che immaginavamo. 

Questo sembra il concetto cardine del libro.
È un libro che si pone molte domande, davanti ad ogni cosa, cominciano le domande:
Dove, come, quando, ma soprattutto, perchè.
La domanda cardine di ogni bambino.

"Perché quel quadro sorride?" ed eccovi servita la spiegazione sul perchè Il cavaliere sorridente (la copertina del libro) di Frans Hals sta sorridendo ed è una spiegazione che non immaginereste mai.



« Signore, Signore! »
La cameriera esce di corsa dal bar.
L'uomo, al centro della piazza,
 si gira, la guarda. Con il braccio teso,
la ragazza indica l'interno del bar.

« Ha dimenticato la mano sul bancone. »
La mano - pag 48


Ritmo: 



Linguaggio:



Copertina:




Personaggi:




Trama: n/d

Contestualizzazione mondo:



Voto finale:






Titolo: Storie di quadri (a testa in giù) 
Autore: Bernard Friot
Anno di pubblicazione: 2013
Paese di pubblicazione: Francia
Trasposizione cinematografica/televisiva: No




24.10.18

Premio Emilio Salgari • I candidati


Salve Stranieri e ben ritrovati!
Oggi vorrei illustrarvi uno dei premi per la letteratura avventurosa più longevi e importanti d'Italia, il Premio Emilio Salgari, creato in onore del grande scrittore veronese e i candidati per il premio di quest'anno.
Il Premio Salgari viene assegnato ogni due anni, dopo un attenta selezione, ai tre migliori romanzi d'avventura editi da case editrici con distribuzione nazionale e, tra questi tre, viene scelto il super-vincitore grazie ai voti dei lettori. Per l'edizione di quest'anno i voti dovranno essere inviati tramite il sito web del premio (qui) entro e non oltre il 27 ottobre 2018, giorno della premiazione presso Villa Rizzardi a Negrar (Verona). 
Affiancato al Premio Emilio Salgari, di un paio d'anni più vecchio, è stato istituito il premio Ilcorsaronero (sì, va scritto tutto attaccato),  assegnato dalla Associazione Culturale e dalla Rivista che portano lo stesso nome. Questo premio, al contrario del Premio Salgari, non viene assegnato con una cadenza temporale fissa, bensì, in base al merito del singolo autore o personalità del mondo della letteratura.

Tra i premiati, dal 2006 ad oggi possiamo vedere grandi nomi, quali:
Valerio Massimo Manfredi, Wu Ming, Marco Buticchi, Marcello Simoni, Simone Sarasso, Marco Steiner, Jeffrey Deaver, Bjorn Larsson, Mino Milani, Jean-Christophe Grangé e tanti altri.

Ora, dopo questa breve introduzione, vi introduco i tre romanzi vincitori del 2018.



Giacomo Casanova - La sonata di cuori infranti di Matteo Strukul •

Mondadori, 2018
Siamo a Venezia, nel 1755, e Giacomo Casanova è appena tornato in città, creando fin dal suo arrivo caos e problemi. La Serenissima Repubblica è ormai alla sua decadenza e la sola presenza del rubacuori per eccellenza, rischia di accelerare la sua fine.
Lo scenario politico internazionale è in una delicata fase transitoria e la Repubblica non è nella posizione di potersi difendere da attacchi ed influenze straniere. Le casse dello Stato sono state svuotate durante la Seconda Guerra di Morea, il Doge è in pessime condizioni di salute e l'Inquisitore Pietro Garzoni trama alle sue spalle per ottenere il consenso nel Consiglio dei Dieci. Tutti vorrebbero che Casanova non fosse mai tornato in città, ma Casanova non potrà mai vivere a lungo lontano da Venezia, incarnando lui stesso il vero spirito della città lagunare.
Verrà contattato da una misteriosa nobile austriaca per compiere una missione, ma sarà davvero la scelta giusta portarla a termine?
Tra intrighi, inseguimenti e duelli, questo libro vi trasporterà tra le nebbie della Venezia settecentesca.




Splendore a Shanghai di Gianfranco Manfredi •

Skira, 2017
Da un piccolo cinema di Senigallia a Shanghai.
Questa è la storia di Doremì, pianista dall'animo jazz che improvvisa colonne sonore dal vivo, che dopo essere stato notato dal Conte Paolini si imbarca per l'avventura della sua vita. Diretto in Cina dove si esibirà in grandi cabaret e respirerà per la prima volta un'aria aperta e internazionale. Sullo sfondo l'interludio tra i due conflitti tra la Cina e il Giappone negli anni Venti/Trenta.
Il personaggio principale, il giovane pianista Doremì, è un mix di forza e fragilità. Non è un perdente, anzi. Ma non è neanche un uomo tutto d’un pezzo. Ma sono proprio le sue fragilità a interessare. Si capisce fin da subito che, come tutti i buoni personaggi, ha qualcosa di irrisolto. E allora ne segui le vicende, soprattutto all’inizio, curioso di vedere cosa gli accadrà, come reagirà, come chiuderà ciò che è rimasto aperto.
Fin dalla prima pagina il ritmo incalzante di questo romanzo, degno dei migliori cabaret jazz, vi catturerà per le ristanti quattrocento pagine, tra lustrini, musica e l'insolito scenario orientale.




Nella perfida terra di Dio di Omar Di Monopoli •

Adelphi, 2017
Polvere. Questa è la prima immagine del romanzo. Quella che colpisce di più. E due fratelli: Gimmo e Michele.
Tore, loro padre, fa ritorno a casa dopo anni per sistemare i conti in sospeso con un passato violento e celato; ciò, in concomitanza con la dipartita di suo suocero Nuzzo, un uomo auto-proclamatosi santone e guaritore di una comunità. Alla loro vicenda, s’intreccia quella di un convento di suore nel quale c’è ben poco di trasparente, dove la spiritualità rimane in secondo piano rispetto al peccato e ai legami con quella criminalità che pare essere l’unica vera alternativa alla miseria in una terra senza speranze.
Un western salentino scritto dall'inventore di questo genere. Omar Di Monopoli ha pescato a piene mani dal dialetto locale per rendere ancora più immersiva l'atmosfera dell'intero romanzo.
Un'avventura dai risvolti cupi e tutt'altro che paradisiaci che colpisce per la brutalità della prosa e delle immagini che vengono proposte fin dalle prime pagine.
Ma forse è il linguaggio il vero protagonista del libro, ciò che più di tutto salta agli occhi: un mix di italiano colto e dialetto che rendono la narrazione diversa e coinvolgente.